Panoramica terracinese
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 di Dario D'EliaPanoramica terracinese, video, fotoriprese panoramiche, letteratura, di  Dario D'Elia 
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I testi delle didascalie sono di Rosario Malizia e Agata Mignardi e sono stati tratti dal volume: “Verso la Porta del Sole” edito dall'Associazione Arcobaleno ONLUS di Terracina

Monte S. Angelo

   Un grande basamento grigio con dodici imponenti arcate, posto sulla sommità del Monte S. Angelo: è questa, da secoli, l’immagine più nota di Terracina, divenuta l’icona stessa della città. Un tempo, il monumento era conosciuto, senza alcun fondamento, con il nome di “Palazzo di Teodorico”; solamente nel 1894 uno scavo archeologico consentì di identificare la natura religiosa del complesso architettonico, un santuario romano dedicato, secondo i più, a Giove Anxur (cioè fanciullo), da un’antica divinità di origine volsca. Del resto, l’originaria valenza sacra del luogo è tuttora percepibile in tutta la sua essenza: le antiche strutture, immerse nella solitudine della natura circostante, fra l’azzurro terso del cielo e il blu cobalto del mare che si estende in basso, destano nel visitatore le stesse emozioni che provavano i pellegrini di duemila anni fa.

Panorama di Terracina bassa

   Predisposta naturalmente, a causa della conformazione pianeggiante, all’espansione della zona alta, Terracina bassa ha avuto nel porto e nel tracciato inferiore dell’Appia le radici della propria esistenza, sviluppata dapprima in età romana e in seguito, dopo più di un millennio di oblio, solo negli ultimi due secoli. Fino agli anni ’50 l’area fra il Canale Linea e il mare era costituita da una vasta distesa di vigne e di orti che si perdeva all’orizzonte; purtroppo, in seguito avvenne – qui come in quasi tutto il resto d’Italia – lo scempio edilizio che ha determinato la più profonda trasformazione urbanistica degli ultimi secoli. La massiccia invadenza di asfalto e cemento e la presenza caotica del traffico non riescono ad impedire, tuttavia, che anche questa parte di Terracina possa ancora offrire al visitatore attento le molteplici tracce della sua vita millenaria.

Il Porto

   La tradizione attribuisce la ristrutturazione del porto romano di Terracina, in una forma approssimativamente circolare, all’imperatore Traiano, datandola quindi all’inizio del II secolo d.C.; nuovi studi propongono una cronologia anteriore di oltre un secolo. Nonostante la sua imponenza (circa 1.270 metri di circonferenza e un’area di bacino di quasi 12 ettari), il porto antico fu ben presto soggetto all’insabbiamento, riducendosi progressivamente fin quasi a scomparire. Fu solo nella prima metà dell’800 che un papa, Gregorio XVI, provvide alla realizzazione dell’attuale porto-canale, ben più esiguo, tuttavia, dell’originario bacino romano, affine agli antichi porti di Ostia e di Civitavecchia.

Panorama di Terracina dal Parco del Montuno

   L’area prospiciente il porto è caratterizzata da una piccola collina sabbiosa detta Montuno, resa stabile dalle radici della vegetazione che la ricopre. Conosciuta anche con il nome di “Collinetta”, è di origine artificiale poiché è costituita dalla sabbia prodotta dallo scavo del porto romano. Un tempo l’area veniva coltivata a vigneto, che andava ad associarsi ad alberi di pioppo grigio e robinia. Il Parco è costituito da quattro ettari ben sviluppati, con aree di frescura rappresentate dai pioppi alternate ad aree ben assolate e ventilate. Le panchine permettono un'ottima sosta per la lettura di un libro o per la contemplazione del paesaggio: il mare, i monti, la città da qui si lasciano sbirciare per farsi scoprire poco a poco. I bambini possono inoltre usufruire di aree gioco attrezzate.

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