
Monte S. Angelo
Un
grande basamento grigio con dodici imponenti arcate, posto sulla sommità
del Monte S. Angelo: è questa, da secoli, l’immagine più nota di Terracina,
divenuta l’icona stessa della città. Un tempo, il monumento era conosciuto,
senza alcun fondamento, con il nome di “Palazzo di Teodorico”; solamente
nel 1894 uno scavo archeologico consentì di identificare la natura religiosa
del complesso architettonico, un santuario romano dedicato, secondo
i più, a Giove Anxur (cioè fanciullo), da un’antica divinità di origine
volsca. Del resto, l’originaria valenza sacra del luogo è tuttora percepibile
in tutta la sua essenza: le antiche strutture, immerse nella solitudine
della natura circostante, fra l’azzurro terso del cielo e il blu cobalto
del mare che si estende in basso, destano nel visitatore le stesse emozioni
che provavano i pellegrini di duemila anni fa.

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Panorama di Terracina bassa
Predisposta
naturalmente, a causa della conformazione pianeggiante, all’espansione
della zona alta, Terracina bassa ha avuto nel porto e nel tracciato
inferiore dell’Appia le radici della propria esistenza, sviluppata dapprima
in età romana e in seguito, dopo più di un millennio di oblio, solo
negli ultimi due secoli. Fino agli anni ’50 l’area fra il Canale Linea
e il mare era costituita da una vasta distesa di vigne e di orti che
si perdeva all’orizzonte; purtroppo, in seguito avvenne – qui come in
quasi tutto il resto d’Italia – lo scempio edilizio che ha determinato
la più profonda trasformazione urbanistica degli ultimi secoli. La massiccia
invadenza di asfalto e cemento e la presenza caotica del traffico non
riescono ad impedire, tuttavia, che anche questa parte di Terracina
possa ancora offrire al visitatore attento le molteplici tracce della
sua vita millenaria.
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Il Porto
La
tradizione attribuisce la ristrutturazione del porto romano di Terracina,
in una forma approssimativamente circolare, all’imperatore Traiano,
datandola quindi all’inizio del II secolo d.C.; nuovi studi propongono
una cronologia anteriore di oltre un secolo. Nonostante la sua imponenza
(circa 1.270 metri di circonferenza e un’area di bacino di quasi 12
ettari), il porto antico fu ben presto soggetto all’insabbiamento, riducendosi
progressivamente fin quasi a scomparire. Fu solo nella prima metà dell’800
che un papa, Gregorio XVI, provvide alla realizzazione dell’attuale
porto-canale, ben più esiguo, tuttavia, dell’originario bacino romano,
affine agli antichi porti di Ostia e di Civitavecchia.

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Panorama di Terracina dal Parco del Montuno
L’area
prospiciente il porto è caratterizzata da una piccola collina sabbiosa
detta Montuno, resa stabile dalle radici della vegetazione che la ricopre.
Conosciuta anche con il nome di “Collinetta”, è di
origine artificiale poiché è costituita dalla sabbia prodotta dallo
scavo del porto romano. Un tempo l’area veniva coltivata a vigneto,
che andava ad associarsi ad alberi di pioppo grigio e robinia. Il Parco
è costituito da quattro ettari ben sviluppati, con aree di frescura
rappresentate dai pioppi alternate ad aree ben assolate e ventilate.
Le panchine permettono un'ottima sosta per la lettura di un libro o
per la contemplazione del paesaggio: il mare, i monti, la città da qui
si lasciano sbirciare per farsi scoprire poco a poco. I bambini possono
inoltre usufruire di aree gioco attrezzate.

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